lunedì 2 novembre 2009

Budapest. Diario di Viaggio. Terzo Giorno!


Nel giorno del mio compleanno Budapest decide di farci un regalo concedendoci un'altra mattinata di sole facendo, così, aumentare la voglia di tornare a camminare alla scoperta della città. Prendiamo, quindi, un tram in direzione sud e, dopo tre fermate, raggiungiamo la massiccia mole dell'Hotel Gellert,  dal quale inizia l'arrampicata al Gellert Hegy, il monte di Gherardo. Insieme alla Cittadella, la collina è il punto più alto di Buda e deve il suo nome a Gherardo, un vescovo di origini italiane che  nel 1046 fu gettato giù dalla rupe del colle in occasione di una rivolta contro il cristianesimo.
La scalata è abbastanza dura ma una volta raggiunta la sommità del colle si viene ampiamente ripagati della fatica. La mia impressione è che non sia tanto la statua del santo l'attrazione principale di questo luogo, quanto, una volta ancora, lo splendido panorama a 360 gradi di cui si può godere da qui. Da una parte Pest, bella, ordinata, con le sue chiese che svettano sugli altri edifici e l'imponente palazzo del Parlamento in riva al Danubio. Dall'altra, la più antica Buda, molto più antica nelle sue zone vicine a noi, con edifici simili a quelli visti nella Cittadella e le sue strette stradine che vanno a diradarsi più a distanza. Lì dove si intravede una periferia collinare costituita in prevalenza da ville in mezzo ai boschi.
Con il sole che scalda la giornata è molto piacevole trascorrere del tempo qui. Lo è ancora di più per me che devo smaltire la fatica della salita. Tra una foto e una ripresa video, dopo esserci abbondantemente lasciati incantare dal panorama, ragioniamo sul fare nel corso della giornata. Decidiamo di non fare niente che preveda di stare al chiuso, sarebbe un peccato in una giornata così bella ma con un'unica eccezione. Budapest è nota, tra le altre cose, per il grande numero di bagni  termali. Ce ne sono molti, sparsi per la città, al chiuso così come all'aperto e noi siamo proprio a due passi da uno dei più importanti tra questi.

Proprio in fondo alla discesa dal colle, infatti, basta attraversare la strada per ritrovarsi all'ingresso del bagno termale del Gellert.
L'albergo, uno dei più tradizionali di Budapest, ospita sin dall'inizio della sua attività, risalente ai primi anni del novecento, il bagno termale, forse, più elegante della città. La curiosità ci spinge a metterci in coda per un biglietto e, dopo una brevissima attesa, scopriamo che pur non essendo prevista una tariffa per una semplice visita, non solo ci sarà permesso accedere al bagno ma all'uscita, se non avremo superato le due ore di permanenza nella struttura, potremo avere il rimborso di una parte del costo del biglietto. Ci spiegano anche i motivi per cui non avremo accesso a tutte le aree dello stabilimento, cosa che, peraltro, ci sembra del tutto ragionevole. Concluse le formalità, eccoci finalmente all'interno del Bagno Gellert. Appena passati i tornelli ci ritroviamo in una grande sala finemente decorata in stile art nouveau. Un tripudio di mosaici, statue, colonne e vetrate colorate, rende l'ambiente accogliente e rilassante. Ai lati della grande sala, così come al piano superiore,  notiamo una serie di stanze. Si tratta delle salette dedicate ai massaggi e degli ambulatori medici. Fa molto caldo ed intorno a noi quasi tutti i presenti circolano in accappatoio bianco. Ci sentiamo quasi degli intrusi e cerchiamo di disturbare il meno possibile.

Attraverso una vetrata possiamo vedere la vasca grande. E' davvero spettacolare con i suoi marmi, le colonne che la circondano ed il grande lucernario di vetro colorato che la sovrasta. Non possiamo andare oltre nella nostra visita, purtroppo, ma questo breve giro ci ha permesso di verificare che davvero qui le terme sono come vengono descritte. Impianti dove ci si può curare o semplicemente ricercare un po' di benessere e rilassatezza ma anche luoghi divenuti ormai parte integrante della storia di Budapest. Così come il suo mercato centrale.
A poca distanza dal Gellert, una volta attraversato il Danubio, il mercato centrale della città è un luogo da non perdere. Costruito negli ultimi anni dell'ottocento questo edificio in mattoni è da considerarsi, a mio parere, un raffinato esempio di architettura "industriale" il cui stile, così diverso dall'ambiente circostante, lo rende subito riconoscibile nel panorama di Pest. Al suo interno il mercato non è dissimile da altri ma la sua caratteristica è quella di conservare l'aspetto originario.

Gli stands, sono quelli ricostruiti dopo i danni subiti nella seconda guerra mondiale, il che aiuta ad offrire un'immagine molto pittoresca del luogo. Il mercato è suddiviso in settori, raggruppando così le merci in modo da rendere più facile la scelta della clientela. La varietà dei prodotti invoglia all'acquisto anche chi, come noi, non ne ha la necessità ma ciò che incuriosisce di più è quanto è possibile vedere salendo la rampa di scale che porta al ballatoio. Se al piano terra l'ordine regna sovrano, in questa area  che si sviluppa lungo tutto il perimetro dell'edificio,  il "caos" impone la sua legge. Ci si muove a fatica nello stretto corridoio lasciato libero dagli stands straboccanti di ogni genere di merce. All'inizio del giro, proprio vicino alla scala, si viene assaliti dall'odore di fritto. Arriva dai chioschi che vendono snacks tipici e wurstel. Si consuma in piedi o, al massimo, seduti su sgabelli. L'odore è intenso ma la gente sembra apprezzare. Questa zona è un ottimo punto di osservazione. Dall'alto è possibile osservare in maniera più precisa la struttura dell'edificio prima di avventurarsi in quello stretto corridoio lasciato libero dagli stands ma intasato dalla grande quantità di persone che cercano di districarsi tra le merci.Qui si può trovare qualsiasi cosa. Dalla paccottiglia per turisti ai ricami artigianali che sembrano avere anche un certo valore.
Ci ritroviamo a muoverci, con una certa difficoltà, nel bel mezzo di un bazar con i commercianti che ti invitano a fermarti ed ammirare le merci, le persone che guardano, discutono dei prezzi, comprano o sfilano via infastiditi dal non aver spuntato il prezzo migliore.

Un altro edificio che non fa parte del classico giro turistico di Budapest ma che vale la pena visitare è la stazione ovest della città. Situata in prossimità del ponte Margherita, a Pest, la stazione ovest fu progettata da Gustave Eiffel ed è attiva dal 1846, anno che vide il primo treno partire dalle sue banchine. L'edificio, esternamente, si presenta come un interessante mix architettonico che sembra essere stato pensato per creare una sorta di continuità tra il passato e la modernità introdotta dalla rivoluzione industriale.  La struttura, in ferro e vetro, del grande padiglione che copre le banchine ed i binari offre un'ennesima prova della maestria dell'ingegnere francese nel manipolare il ferro per realizzare opere impressionanti, maestria che si rivelerà in tutta la sua grandezza solo pochi anni più tardi, quando Eiffel realizzerà la "sua" torre a Parigi, consegnando così il suo nome alla storia e all'immortalità. Completano la facciata dell'edificio, due palazzetti in mattoni che danno l'impressione di due torri erette quasi a voler proteggere le grandi superficie vetrate. La razionalità e l'essenzialità delle sue forme fanno della stazione ovest un altro bel "pezzo" di architettura di Budapest anche se l'interno dell'edificio offre uno scenario molto diverso. L'ambiente è spoglio, quasi inquietante per quel suo essere semideserto. Una biglietteria, i binari, qualche motrice che sicuramente ha conosciuto giorni migliori, questo è tutto ciò che ritroviamo entrando a fare un giro della stazione. Il pensiero vola alle pagine dei libri di spionaggio letti ed alle immagini di tanti film. Non ci sorprenderebbe se all'improvviso sbucassero dei soldati russi alla caccia di una spia o semplicemente di qualcuno in fuga verso la libertà. Pensieri che durano un solo momento però, la storia qui è cambiata anche se queste banchine non sembrano essersene accorte. A ricordarci, se ce ne fosse ancora la necessità, che l'Ungheria ha definitivamente voltato pagina, ci pensa anche l'intenso traffico al di fuori della stazione. E' sabato ed una grande quantità di gente si riversa allegramente nell'adiacente centro commerciale che, a quanto pare, è uno dei più grandi ed importanti di Budapest.
Noi, invece, torniamo a muoverci in direzione sud. Ci concediamo una pausa per un pranzo per poi riprendere la camminata verso Gerbaud. Ovviamente, non ci faremo mancare una fetta di sacher ed una cioccolata calda ai tavolini del caffè ma questa volta lo scopo per cui dobbiamo raggiungere Vorosmarty Ter, è un altro. Da lì, infatti, partiremo per il nostro breve viaggio con la metropolitana più antica d'Europa.
La piazza è meno trafficata del solito quando la raggiungiamo e, dopo aver assistito ad un concerto per bicchieri e calici, ci rintaniamo all'interno di Gerbaud. Qualche minuto per comprare dei regalini, un po' più di tempo seduti ad un tavolino deliziandoci una volta ancora con le squisite tentazioni della pasticceria di questo paradiso dei golosi e, dopo aver sentito il calore della cioccolata espandersi nei nostri corpi fino a raggiungere le dita dei piedi, siamo pronti scendere, una volta ancora, nel sottosuolo della città.
La M1, costruita nel 1896, è, come già detto, la prima metropolitana dell'Europa continentale. Collega, a partire da Vorosmarty Ter, la zona a ridosso del Danubio di Pest con il Parco degli Eroi e l'area oltre questo. Viaggia praticamente al di sotto di Andrassy Ut per tutta la lunghezza del viale e pure essendo un servizio di trasporto pubblico a tutti gli effetti è impossibile non rimanere affascinati da questa metropolitana dalle dimensioni ridotte, rispetto alle linee normali, sia dei treni che delle graziosissime stazioni in stile liberty sapientemente restaurate a metà degli anni novanta. Scopriamo di essere stati fortunati a non aver rimandato questa visita al nostro ultimo giorno. La M1 sta affrontando le sue ultime corse prima di essere chiusa per ulteriori lavori sulla linea. Ci sediamo pertanto all'interno di un comodo vagone e affrontiamo il tragitto che ci porterà Hosok Tere, la Piazza degli Eroi.
La grande piazza è situata proprio alla fine di Andrassy Ut ed è racchiusa tra due grandi edifici che ospitano rispettivamente il Museo delle Belle Arti ed il Palazzo dell'Arte. Il suo centro è occupato dal Monumento del Millenario, un complesso monumentale dominato da una candida colonna sulla cui sommità è posta una statua in bronzo dell'arcangelo Gabriele. Il monumento celebra la nascita dell'Ungheria e gli eroi che, nel corso dei secoli, hanno combattuto e dato la vita per la nazione.

Al di là della piazza a pochissime centinaia di metri di distanza, ci si ritrova al Parco del Millennio ed immediatamente si ha la sensazione di essere catapultati in una fiaba. La luce del giorno sta velocemente calando quando vi arriviamo e questo rende ancora più suggestivo lo scenario davanti ai nostri occhi. Un grande bosco proprio in mezzo alla città e un castello, il Vajdahunyad, che rappresenta il compendio di mille anni di architettura ungherese. Fu realizzato nel 1896 in legno e cartapesta, in occasione delle celebrazioni del millenario della nascita dell’Ungheria, per presentare la storia dell’architettura magiara. Gli elementi che lo compongono infatti sono tutti copie di particolari di 21 edifici sparsi nel Paese, mentre l’idea della forma venne copiata dal  castello originale Vajdahunyad, che si trova in Transilvania. La costruzione riscosse un successo tale che successivamente si decise di ricostruirlo in muratura.
Il castello è circondato da un lago che, nella stagione invernale, viene parzialmente trasformato in pista da pattinaggio su ghiaccio. Vi arriviamo in tempo per assistere ad un evento da noi imprevisto ma molto curioso. Abbiamo visto arrivare una colonna indescrivibile di limousine di ogni genere ed abbiamo immaginato un evento mondano pieno di vip. Niente di più sbagliato. L'evento mondano è in realtà un matrimonio tradizionale tzigano. Ci avviciniamo anche noi alla folla di curiosi che si è radunata davanti alla chiesetta adiacente il castello ed assistiamo a tutto lo svolgimento del rituale. Non si capisce una parola di quanto i protagonisti del matrimonio dicano ma ho l'impressione che la prima fase del matrimonio sia una sorta di cotrattazione tra i capi famiglia. Il clima è elettrico, tutto procede con toni piuttosto accesi fino all'arrivo degli sposi. A quel punto è il caso di allontanarsi. Se fino all'inizio della cerimonia vera e propria tutti noi curiosi siamo stati tollerati, ora, la privacy viene protetta da un buon numero di "bestioni" che a guardarli in faccia non lasciano presagire niente di buono. Ma credo sia giusto così.
Un'altra lunga e ricca giornata a Budapest, si avvia a conclusione. Non ci resta che tornare in albergo per riposare un po' e prepararci per una raffinata cena ungherese con sottofondo di violini e fiumi di tokaj.
Gran bel compleanno!

martedì 13 ottobre 2009

Budapest. Diario Di Viaggio. Secondo Giorno!


Il secondo giorno a Budapest si apre presto al mattino con una ricca colazione in albergo. La giornata è perfetta per le lunghe camminate che ci attendono. Il cielo si è ripulito delle nubi che ci hanno accolto all'arrivo ed il sole promette di regalarci una tiepida mattina autunnale. Lasciamo l'albergo per incamminarci verso il ponte delle Catene, non per attraversarlo, questa volta, ma per utilizzare la pittoresca funicolare  che ci farà comodamente raggiungere il Palazzo Reale. Pochi minuti di salita lungo il pendio della collina della Fortezza, da trascorrere ammirando il panorama della città, per giungere finalmente alla Porta di Vienna, da dove partirà il nostro giro alla scoperta della capitale magiara.

Il viaggio "mordi e fuggi", per sua natura, ovviamente, impone delle scelte. Sappiamo sempre, in partenza, di dover rinunciare ad alcune cose, anche molto interessanti, ma in tre giorni  non si può fare tutto e noi abbiamo sempre preferito conoscere quanto più possibile dei luoghi che visitiamo cercando, però, di evitare la superficialità. Preferiamo rimandare ad una futura occasione la visita ad un luogo importante  piuttosto che concedere troppo poco tempo approfondirne la conoscenza.
Ecco, quindi, che di fronte alla mole imponente del Palazzo Reale, a malincuore, decidiamo di non entrare. Non ci basterebbero i nostri tre giorni per visitarne gli interni ed i musei che ospita.  Non rinunciamo, però, ad una passeggiata intorno al palazzo per ammirarne la maestosità ed apprezzare il panorama di cui si gode dal retro del medesimo.
Lasciato alle spalle il Palazzo Reale bastano pochi passi per iniziare la discesa del colle all'interno del quartiere della Fortezza. Ci muoviamo senza seguire delle indicazioni ma cercando di scoprire gli angoli più suggestivi di questo bellissimo borgo medievale. I dettagli qui contano. Che si tratti delle variopinte facciate delle abitazioni o di palazzi che abbiano una storia da raccontare, come per esempio il vecchio Parlamento, che sia una chiesa piuttosto che un ufficio postale, tutto qui contribuisce a rendere l'insieme estremamente attraente.
Continuiamo la nostra discesa lungo Uri Utca, una delle vie principali del quartiere. A mio parere la più suggestiva. Quello che stupisce e che non può che fare piacere è la tranquillità. Non siamo gli unici turisti ma apprezziamo molto che il borgo non sia invaso da orde di vacanzieri schiamazzanti. Siamo incuriositi dall'ingresso del Labirinto.

Il sottosuolo di Buda è ricco di misterioso fascino. Tutta la zona collinare della città e della sua periferia da questa parte del Danubio è, infatti, disseminata di grotte naturali che si spingono molto in profondità nel sottosuolo. Tali grotte hanno subito l'intervento umano già dalla preistoria ma è in epoche più recenti che ad esse si è aggiunto un sistema di cunicoli scavati allo scopo di renderle più facilmente accessibili e di sfruttarle come magazzini e rifugi in caso di invasione.  Nel corso della sua storia, il labirinto ha conosciuto gli impieghi più svariati, civili e militari. E' stato utilizzato come cantina dagli abitanti del borgo e come deposito di armi, come rifugio e addirittura come fabbrica di birra. Non tutte le sue parti sono accessibili al pubblico ma il Labirinto, dopo le opere di restauro, è, ormai da molti anni, parte integrante delle attrazioni di Budapest.
L'ingresso di Uri Utca mette subito le cose in chiaro. Si scende una scala molto ripida per giungere alla biglietteria. A questo punto bisogna decidere se entrare.  Se si soffre di claustrofobia, paura del buio o attacchi di panico è il caso di non spingersi oltre. Se, invece, non si hanno problemi di questo tipo, una volta munitisi di biglietto e di mappa, si può iniziare la visita dei mille duecento metri dl labirinto.
All'interno dei cunicoli e delle sale, l'umidità regna sovrana ma lo spettacolo è interessante anche se, a tratti, perde in credibilità a causa di riproduzioni recenti di oggetti e manufatti di varie epoche. Una scivolata nel kitsch che non disturba più di tanto è che può essere giustificata dalle necessità "educative" del luogo.
Tornati in superficie, proseguiamo il cammino che ci sta portando verso San Mattia molto lentamente a causa delle continue soste. Ogni edificio ha qualcosa di bello da mettere in mostra e non ci si stanca mai di osservare e fotografare. Arriviamo alla chiesa simbolo di Budapest dopo aver camminato per quasi tutto il borgo della Fortezza.

S. Mattia, come molti dei monumenti di questa città, ha avuto un destino travagliato. Costruita nel tredicesimo secolo e ricostruita nel secolo successivo per volontà del re Mattia Corvino, la chiesa assunse il suo aspetto definitivo, quello che oggi possiamo ammirare, successivamente alla cacciata dei turchi nel 1686. Il suo campanile, alto ottanta metri, domina il panorama di Buda ed è, certamente, un punto di riferimento importante della città. La sua copertura particolare, con le variopinte piastrelle in ceramica, contribuisce a rendere l'aspetto dell'edificio affascinante. All''evidente bellezza dell'esterno fa da contraltare la semplicità del suo interno. Lo stile asciutto tipico delle chiese gotiche esercita sempre un certo fascino su di me. Interessante è l'esposizione di una collezione di oggetti sacri e di una parte dei gioielli della corona. Davanti a questo tripudio di oro e pietre preziose non è possibile evitare i cattivi pensieri. La piazza su cui sorge S. Mattia ospita anche il palazzo che fu sede del municipio della città ed è cinta dal Bastione dei Pescatori.

Questo riuscito mix di stili (gli esperti mi suggeriscono neoromanico e neogotico) deve il suo nome al fatto che questa  zona, in epoca medievale, era occupata da un villaggio di pescatori e da un mercato del pesce. Eretto sulle antiche mura medievali agli albori del Novecento, il Bastione dei Pescatori non ha mai avuto la funzione di proteggere il borgo ma, come "elemento decorativo", va ad inserirsi armoniosamente nell'area circostante valorizzando ancor di più l'incantevole quartiere della Fortezza.
La lunga mattinata sul colle della fortezza si conclude con la discesa della scalinata del bastione. Per noi è in posizione strategica perché, in fondo alla discesa c'è il nostro albergo. Non è ancora tempo di rientrare, però, e così proseguiamo il nostro cammino in direzione nord. Le ore sono trascorse velocemente e siamo già nel primo pomeriggio, quindi bisogna trovare un posto dove rilassarsi un po' e mangiare qualcosa. Ci dirigiamo verso Batthiany Utca, una via centrale di Buda, intorno alla quale, nel corso della "ricognizione" del primo giorno abbiamo visto esserci parecchi locali. Incrociamo una birreria tedesca. Niente di particolarmente attraente all'esterno mentre all'interno l'ambiente è accogliente con il suo legno e le decorazioni tipiche di questo genere di locali, ma è, soprattutto, il menu, con la ricca selezione di wurstel ed una significativa lista di pils tedesche, a scatenare l'entusiasmo, mio e del mio stomaco. Rifocillati a dovere, riprendiamo il nostro giro. Quando saliamo sull'autobus per raggiungere Andrassy Ut, ci sentiamo osservati. Ci vuole poco a comprendere che la gradevolissima, per noi, pausa  pranzo si è trasformata in incubo per chi ci sta intorno. L'insufficiente ventilazione del locale ha fatto sì che i nostri abiti si siano impregnati di odore di fritto rendendoli, di fatto, delle vere e proprie armi chimiche. Che imbarazzo! Per fortuna, nostra e degli altri passeggeri dell'autobus,  Andrassy UT non è troppo distante e tornare all'aperto rende più facile superare questo inconveniente grazie anche all'insperato aiuto di un venticello, teso e piuttosto fresco, alzatosi all'improvviso.
Andrassy Ut è un lungo viale del centro di Pest. E', a ragione ,considerato la via più elegante della città con i suoi palazzi di fine ottocento e le vetrine dei negozi dei grandi marchi internazionali, con l' Opera, i caffè e le auto di lusso parcheggiate ai lati della strada. E' tanta la gente che si riversa sui marciapiedi di questa strada. Almeno fino a Oktogon, la piazza ottagonale che divide in due parti il viale. Superato questo punto, Andrassy Ut cambia volto, meno traffico e atmosfera più rarefatta. I palazzi, finora, visti lasciano il passo a ville e palazzetti che, per la maggior parte, sono sedi di ambasciate. Qui, davvero, il lungo viale diventa estremamente elegante e lo sarà fino al suo esaurirsi nella Piazza degli Eroi. Non la raggiungiamo perché l'ora si sta facendo tarda ed il freddo comincia a farsi sentire. Prima di tornare in albergo ci concediamo una cioccolata calda in un elegante caffè nei pressi del Teatro dell'Opera. Non prima di esserci annusati ben bene per essere sicuri di non fare ulteriori figuracce.
La giornata è stata piena  e, dopo una indispensabile sosta in albergo, decidiamo di provare la cucina di Henry, una brasserie belga a due passi dall'Art'otel. L'ottima cena e, soprattutto, un paio di altrettanto ottime Duvel sono la degna conclusione di una bellissima giornata.

domenica 11 ottobre 2009

Budapest. Diario Di Viaggio. Primo Giorno!


Giungere al Ferihegy significa avere un primo contatto con quanto si avrà modo di vedere una volta arrivati in città. Budapest porta ancora i segni dell'occupazione sovietica nei volti dei suoi anziani, sulle facciate dei suoi edifici o nelle sue periferie. Il primo segno evidente del recente, triste, passato è proprio la massiccia torre di controllo dell'aeroporto, una sorta di "arco di trionfo" la cui mole sovrasta tutto quel che si trova intorno. Brutta come quasi tutti i monumenti eretti alla scopo di esaltare la grandezza di una dittatura. Così come brutte sono le prime immagini che si raccolgono durante il tragitto dall'aeroporto alla città. Periferie tristi. File di casermoni che si susseguono, grigi ed ordinati in maniera quasi irreale. Luoghi non dissimili da quelli delle altre grandi capitali europee ed allo stesso tempo estremamente diversi poiché lasciano intuire non miseria e degrado ma, cosa ancor più tragica, il disprezzo dell'invasore per la dignità umana che va esercitato con l'annullamento della personalità anche attraverso il luogo in cui si vive.
Pensieri, questi, che non si addicono all'inizio di una vacanza ma inevitabili quando si guarda al mondo senza paraocchi. Ci pensa Budapest, però, a spazzarli via dalla mente quando, raggiunta la sponda del Danubio, la città si mostra in tutta la sua bellezza.
Il nostro primo giorno di viaggio "mordi e fuggi", un week end lungo in occasione del mio compleanno, ha inizio nel momento in cui il taxi ci deposita all'ingresso del nostro albergo.
Una volta ancora abbiamo organizzato la nostra vacanza con il prezioso supporto di Expedia.it. Il volo Malev che ci ha portato qui, da Roma, è stato perfetto e l'albergo, a prima vista, non delude.

Abbiamo prenotato all'Art'otel, un albergo ricavato all'interno di un bellissimo stabile di Buda a pochissima distanza dal Ponte delle Catene. Facente parte di una catena di alberghi sparsi per le capitali del nord Europa e dedicati all'arte contemporanea, l'Art'otel di Budapest è un quattro stelle poco formale, accogliente senza mai essere invadente ed anche divertente grazie alla riuscita miscela di servizi di buon livello, un moderno design molto accattivante e l'esposizione di una collezione di opere dell'artista Donald Sultan. Non amo molto l'arte contemporanea ma non posso fare a meno di ammettere che qui ci sta molto bene.
Il tempo di prendere possesso della comoda stanza e di rinfrescarci un po' e finalmente giù in strada. Scegliere il primo volo del mattino ci consente  di guadagnare quasi una giornata in più da dedicare alla scoperta della città. Tempo che decidiamo di sfruttare per una prima presa di contatto con il luogo che ci ospita per niente preoccupati delle nuvole che, ogni tanto, lasciano cadere qualche goccia di pioggia. Passeggiando lungo il Danubio e tra gli edifici della parte bassa di Buda, la prima cosa che notiamo è la fervente attività di ristrutturazione della città vecchia. Si lavora alacremente per cancellare i segni del tempo ed eliminare quella patina grigia, non solo psicologica, tristemente ereditata dal passato regime.
Buda offre degli scorci di rara bellezza. Non abbiamo ancora visitato la parte alta della città, l'area della Fortezza ma, ci rendiamo conto che qui ci sarà molto da vedere anche, semplicemente, vagando senza meta.

Facciamo una breve pausa per cambiare un po' di euro in fiorini ( qui si può pagare in euro ma non è conveniente poiché il resto viene comunque dato in fiorini) e per dare un'occhiata all'interno di un supermercato, un modo per capire un po' di più delle abitudini locali. Torniamo sulla Budai Also Rakpart, la strada che costeggia il Danubio e proviamo a salire su un tram. Una volta ancora non possiamo fare a meno di fare un confronto con i nostri mezzi pubblici. E' diventato una costante dei nostri viaggi, ormai. Utilizzare i mezzi pubblici nelle grandi capitali europee oltre ad essere piuttosto facile è anche molto piacevole e conveniente. Tempi di attesa ridotti al minimo con conseguente eliminazione del sovraffollamento dei mezzi. Esattamente il contrario di quanto accade qui a Roma, dove prendere un autobus sembra essere una punizione divina. E non è accettabile la scusa  delle dimensioni della città. E' vero, Budapest non è grande quanto Roma ma si può dire lo stesso di Parigi o Londra?
Salutiamo il nostro primo tram alla fermata adiacente al Ponte delle Catene, il più antico della città, che attraversiamo a piedi per ritrovarci a Pest. Se Buda è la testimonianza del glorioso passato imperiale dell'Ungheria, Pest è la proiezione verso il futuro di questo Paese, la parte della città che si evolve secondo i ritmi della nostra epoca e pronta a recepire tutti gli input della società occidentale della quale l'Ungheria è, di diritto, tornata a fare parte. Negozi, uffici, traffico di auto e pedoni rendono Pest il motore della città. Un motore i cui destini sono stati a lungo legati al volere del fiume che l'ha più volte distrutta, lasciando all'uomo il compito di ricostruirla e, eventualmente, migliorarla. Quella che ci accoglie è la Pest di fine ottocento armoniosamente contaminata dall'architettura e dalle infrastrutture del ventesimo secolo.
Percorriamo il Josef Attila Utka, un lungo viale che porta ad Andrassy Ut, la strada più elegante della città. Non la raggiungiamo. Preferiamo girovagare nelle stradine laterali. La città è molto graziosa, pulita ed ordinata nonostante l'intenso viavai  di persone.
Le ore trascorrono velocemente ed è già pomeriggio quando raggiungiamo Vorosmarty Ter. Il freddo comincia a farsi sentire e questa piazza molto graziosa ci sembra il luogo ideale per fare una sosta e riscaldarci un po' soprattutto perché di fronte a noi si materializza, invitante, il palazzo del Gerbeaud!
Chi mi conosce non avrà difficoltà ad immaginare l'entusiasmo impossessatosi di me alla vista di questo vero e proprio tempio della pasticceria... anzi, mi correggo... della pasticceria e della gastronomia in generale.
Gerbeaud, uno dei caffè più antichi di Budapest, è divenuto, oggi, una vera e propria industria della ristorazione.

All'interno dell'ottocentesco palazzo di quattro piani, le sale del Gerbeaud conservano inalterato il loro antico fascino. Gli arredi e le decorazioni d'epoca sono la cornice perfetta per trascorrere un po' di tempo calandosi nell'atmosfera della Budapest imperiale. Il Gerbaud è un caffè ma anche una pasticceria, un ristorante, un pub e un negozio dove acquistare del merchandising di qualità.Una cioccolata calda ed una fetta di ottima Sacher, quanto basta per coccolare corpo e spirito e poi di nuovo in strada per camminare ancora un po'.
Al ritorno in albergo la stanchezza comincia a far capolino ma viene egregiamente tenuta a bada dalle bellissime impressioni che questa prima giornata a Budapest ci ha lasciato. E' già ora di cena, però, e durante la passeggiata pomeridiana abbiamo incrociato il Columbus. Un'imbarcazione ormeggiata sul fiume, poco distante dal Ponte delle Catene, in parte adibita a ristorante con musica jazz dal vivo ed in parte a pub. Decidiamo di scegliere quest'ultimo per stare un po' più tranquilli e non ce ne pentiamo. La cena a base di piatti ungheresi è di buon livello ed i prezzi sono davvero eccellenti.
La prima giornata chiude qui con l'intensa emozione che il panorama notturno di Buda è capace di suscitare. Quando cala la notte e le luci illuminano la collina, con il suo palazzo reale e il quartiere della Fortezza, lo spettacolo è talmente bello da lasciare senza parole. Solo qui, visto a poche centinaia di metri di distanza, si comprende davvero perché tutto questo sia stato riconosciuto dall'Unesco come  patrimonio dell'umanità.