Nel giorno del mio compleanno Budapest decide di farci un regalo concedendoci un'altra mattinata di sole facendo, così, aumentare la voglia di tornare a camminare alla scoperta della città. Prendiamo, quindi, un tram in direzione sud e, dopo tre fermate, raggiungiamo la massiccia mole dell'Hotel Gellert, dal quale inizia l'arrampicata al Gellert Hegy, il monte di Gherardo. Insieme alla Cittadella, la collina è il punto più alto di Buda e deve il suo nome a Gherardo, un vescovo di origini italiane che nel 1046 fu gettato giù dalla rupe del colle in occasione di una rivolta contro il cristianesimo.
La scalata è abbastanza dura ma una volta raggiunta la sommità del colle si viene ampiamente ripagati della fatica. La mia impressione è che non sia tanto la statua del santo l'attrazione principale di questo luogo, quanto, una volta ancora, lo splendido panorama a 360 gradi di cui si può godere da qui. Da una parte Pest, bella, ordinata, con le sue chiese che svettano sugli altri edifici e l'imponente palazzo del Parlamento in riva al Danubio. Dall'altra, la più antica Buda, molto più antica nelle sue zone vicine a noi, con edifici simili a quelli visti nella Cittadella e le sue strette stradine che vanno a diradarsi più a distanza. Lì dove si intravede una periferia collinare costituita in prevalenza da ville in mezzo ai boschi.
Con il sole che scalda la giornata è molto piacevole trascorrere del tempo qui. Lo è ancora di più per me che devo smaltire la fatica della salita. Tra una foto e una ripresa video, dopo esserci abbondantemente lasciati incantare dal panorama, ragioniamo sul fare nel corso della giornata. Decidiamo di non fare niente che preveda di stare al chiuso, sarebbe un peccato in una giornata così bella ma con un'unica eccezione. Budapest è nota, tra le altre cose, per il grande numero di bagni termali. Ce ne sono molti, sparsi per la città, al chiuso così come all'aperto e noi siamo proprio a due passi da uno dei più importanti tra questi.

Proprio in fondo alla discesa dal colle, infatti, basta attraversare la strada per ritrovarsi all'ingresso del bagno termale del Gellert.
L'albergo, uno dei più tradizionali di Budapest, ospita sin dall'inizio della sua attività, risalente ai primi anni del novecento, il bagno termale, forse, più elegante della città. La curiosità ci spinge a metterci in coda per un biglietto e, dopo una brevissima attesa, scopriamo che pur non essendo prevista una tariffa per una semplice visita, non solo ci sarà permesso accedere al bagno ma all'uscita, se non avremo superato le due ore di permanenza nella struttura, potremo avere il rimborso di una parte del costo del biglietto. Ci spiegano anche i motivi per cui non avremo accesso a tutte le aree dello stabilimento, cosa che, peraltro, ci sembra del tutto ragionevole. Concluse le formalità, eccoci finalmente all'interno del Bagno Gellert. Appena passati i tornelli ci ritroviamo in una grande sala finemente decorata in stile art nouveau. Un tripudio di mosaici, statue, colonne e vetrate colorate, rende l'ambiente accogliente e rilassante. Ai lati della grande sala, così come al piano superiore, notiamo una serie di stanze. Si tratta delle salette dedicate ai massaggi e degli ambulatori medici. Fa molto caldo ed intorno a noi quasi tutti i presenti circolano in accappatoio bianco. Ci sentiamo quasi degli intrusi e cerchiamo di disturbare il meno possibile.

Attraverso una vetrata possiamo vedere la vasca grande. E' davvero spettacolare con i suoi marmi, le colonne che la circondano ed il grande lucernario di vetro colorato che la sovrasta. Non possiamo andare oltre nella nostra visita, purtroppo, ma questo breve giro ci ha permesso di verificare che davvero qui le terme sono come vengono descritte. Impianti dove ci si può curare o semplicemente ricercare un po' di benessere e rilassatezza ma anche luoghi divenuti ormai parte integrante della storia di Budapest. Così come il suo mercato centrale.
A poca distanza dal Gellert, una volta attraversato il Danubio, il mercato centrale della città è un luogo da non perdere. Costruito negli ultimi anni dell'ottocento questo edificio in mattoni è da considerarsi, a mio parere, un raffinato esempio di architettura "industriale" il cui stile, così diverso dall'ambiente circostante, lo rende subito riconoscibile nel panorama di Pest. Al suo interno il mercato non è dissimile da altri ma la sua caratteristica è quella di conservare l'aspetto originario.

Gli stands, sono quelli ricostruiti dopo i danni subiti nella seconda guerra mondiale, il che aiuta ad offrire un'immagine molto pittoresca del luogo. Il mercato è suddiviso in settori, raggruppando così le merci in modo da rendere più facile la scelta della clientela. La varietà dei prodotti invoglia all'acquisto anche chi, come noi, non ne ha la necessità ma ciò che incuriosisce di più è quanto è possibile vedere salendo la rampa di scale che porta al ballatoio. Se al piano terra l'ordine regna sovrano, in questa area che si sviluppa lungo tutto il perimetro dell'edificio, il "caos" impone la sua legge. Ci si muove a fatica nello stretto corridoio lasciato libero dagli stands straboccanti di ogni genere di merce. All'inizio del giro, proprio vicino alla scala, si viene assaliti dall'odore di fritto. Arriva dai chioschi che vendono snacks tipici e wurstel. Si consuma in piedi o, al massimo, seduti su sgabelli. L'odore è intenso ma la gente sembra apprezzare. Questa zona è un ottimo punto di osservazione. Dall'alto è possibile osservare in maniera più precisa la struttura dell'edificio prima di avventurarsi in quello stretto corridoio lasciato libero dagli stands ma intasato dalla grande quantità di persone che cercano di districarsi tra le merci.Qui si può trovare qualsiasi cosa. Dalla paccottiglia per turisti ai ricami artigianali che sembrano avere anche un certo valore.
Ci ritroviamo a muoverci, con una certa difficoltà, nel bel mezzo di un bazar con i commercianti che ti invitano a fermarti ed ammirare le merci, le persone che guardano, discutono dei prezzi, comprano o sfilano via infastiditi dal non aver spuntato il prezzo migliore.

Un altro edificio che non fa parte del classico giro turistico di Budapest ma che vale la pena visitare è la stazione ovest della città. Situata in prossimità del ponte Margherita, a Pest, la stazione ovest fu progettata da Gustave Eiffel ed è attiva dal 1846, anno che vide il primo treno partire dalle sue banchine. L'edificio, esternamente, si presenta come un interessante mix architettonico che sembra essere stato pensato per creare una sorta di continuità tra il passato e la modernità introdotta dalla rivoluzione industriale. La struttura, in ferro e vetro, del grande padiglione che copre le banchine ed i binari offre un'ennesima prova della maestria dell'ingegnere francese nel manipolare il ferro per realizzare opere impressionanti, maestria che si rivelerà in tutta la sua grandezza solo pochi anni più tardi, quando Eiffel realizzerà la "sua" torre a Parigi, consegnando così il suo nome alla storia e all'immortalità. Completano la facciata dell'edificio, due palazzetti in mattoni che danno l'impressione di due torri erette quasi a voler proteggere le grandi superficie vetrate. La razionalità e l'essenzialità delle sue forme fanno della stazione ovest un altro bel "pezzo" di architettura di Budapest anche se l'interno dell'edificio offre uno scenario molto diverso. L'ambiente è spoglio, quasi inquietante per quel suo essere semideserto. Una biglietteria, i binari, qualche motrice che sicuramente ha conosciuto giorni migliori, questo è tutto ciò che ritroviamo entrando a fare un giro della stazione. Il pensiero vola alle pagine dei libri di spionaggio letti ed alle immagini di tanti film. Non ci sorprenderebbe se all'improvviso sbucassero dei soldati russi alla caccia di una spia o semplicemente di qualcuno in fuga verso la libertà. Pensieri che durano un solo momento però, la storia qui è cambiata anche se queste banchine non sembrano essersene accorte. A ricordarci, se ce ne fosse ancora la necessità, che l'Ungheria ha definitivamente voltato pagina, ci pensa anche l'intenso traffico al di fuori della stazione. E' sabato ed una grande quantità di gente si riversa allegramente nell'adiacente centro commerciale che, a quanto pare, è uno dei più grandi ed importanti di Budapest.
Noi, invece, torniamo a muoverci in direzione sud. Ci concediamo una pausa per un pranzo per poi riprendere la camminata verso Gerbaud. Ovviamente, non ci faremo mancare una fetta di sacher ed una cioccolata calda ai tavolini del caffè ma questa volta lo scopo per cui dobbiamo raggiungere Vorosmarty Ter, è un altro. Da lì, infatti, partiremo per il nostro breve viaggio con la metropolitana più antica d'Europa.
La piazza è meno trafficata del solito quando la raggiungiamo e, dopo aver assistito ad un concerto per bicchieri e calici, ci rintaniamo all'interno di Gerbaud. Qualche minuto per comprare dei regalini, un po' più di tempo seduti ad un tavolino deliziandoci una volta ancora con le squisite tentazioni della pasticceria di questo paradiso dei golosi e, dopo aver sentito il calore della cioccolata espandersi nei nostri corpi fino a raggiungere le dita dei piedi, siamo pronti scendere, una volta ancora, nel sottosuolo della città.
La M1, costruita nel 1896, è, come già detto, la prima metropolitana dell'Europa continentale. Collega, a partire da Vorosmarty Ter, la zona a ridosso del Danubio di Pest con il Parco degli Eroi e l'area oltre questo. Viaggia praticamente al di sotto di Andrassy Ut per tutta la lunghezza del viale e pure essendo un servizio di trasporto pubblico a tutti gli effetti è impossibile non rimanere affascinati da questa metropolitana dalle dimensioni ridotte, rispetto alle linee normali, sia dei treni che delle graziosissime stazioni in stile liberty sapientemente restaurate a metà degli anni novanta. Scopriamo di essere stati fortunati a non aver rimandato questa visita al nostro ultimo giorno. La M1 sta affrontando le sue ultime corse prima di essere chiusa per ulteriori lavori sulla linea. Ci sediamo pertanto all'interno di un comodo vagone e affrontiamo il tragitto che ci porterà Hosok Tere, la Piazza degli Eroi.
La grande piazza è situata proprio alla fine di Andrassy Ut ed è racchiusa tra due grandi edifici che ospitano rispettivamente il Museo delle Belle Arti ed il Palazzo dell'Arte. Il suo centro è occupato dal Monumento del Millenario, un complesso monumentale dominato da una candida colonna sulla cui sommità è posta una statua in bronzo dell'arcangelo Gabriele. Il monumento celebra la nascita dell'Ungheria e gli eroi che, nel corso dei secoli, hanno combattuto e dato la vita per la nazione.

Al di là della piazza a pochissime centinaia di metri di distanza, ci si ritrova al Parco del Millennio ed immediatamente si ha la sensazione di essere catapultati in una fiaba. La luce del giorno sta velocemente calando quando vi arriviamo e questo rende ancora più suggestivo lo scenario davanti ai nostri occhi. Un grande bosco proprio in mezzo alla città e un castello, il Vajdahunyad, che rappresenta il compendio di mille anni di architettura ungherese. Fu realizzato nel 1896 in legno e cartapesta, in occasione delle celebrazioni del millenario della nascita dell’Ungheria, per presentare la storia dell’architettura magiara. Gli elementi che lo compongono infatti sono tutti copie di particolari di 21 edifici sparsi nel Paese, mentre l’idea della forma venne copiata dal castello originale Vajdahunyad, che si trova in Transilvania. La costruzione riscosse un successo tale che successivamente si decise di ricostruirlo in muratura.
Il castello è circondato da un lago che, nella stagione invernale, viene parzialmente trasformato in pista da pattinaggio su ghiaccio. Vi arriviamo in tempo per assistere ad un evento da noi imprevisto ma molto curioso. Abbiamo visto arrivare una colonna indescrivibile di limousine di ogni genere ed abbiamo immaginato un evento mondano pieno di vip. Niente di più sbagliato. L'evento mondano è in realtà un matrimonio tradizionale tzigano. Ci avviciniamo anche noi alla folla di curiosi che si è radunata davanti alla chiesetta adiacente il castello ed assistiamo a tutto lo svolgimento del rituale. Non si capisce una parola di quanto i protagonisti del matrimonio dicano ma ho l'impressione che la prima fase del matrimonio sia una sorta di cotrattazione tra i capi famiglia. Il clima è elettrico, tutto procede con toni piuttosto accesi fino all'arrivo degli sposi. A quel punto è il caso di allontanarsi. Se fino all'inizio della cerimonia vera e propria tutti noi curiosi siamo stati tollerati, ora, la privacy viene protetta da un buon numero di "bestioni" che a guardarli in faccia non lasciano presagire niente di buono. Ma credo sia giusto così.
Un'altra lunga e ricca giornata a Budapest, si avvia a conclusione. Non ci resta che tornare in albergo per riposare un po' e prepararci per una raffinata cena ungherese con sottofondo di violini e fiumi di tokaj.
Gran bel compleanno!














